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Il senso della vita secondo Khayyam: un invito a vivere il presente

Ottobre 8, 2025by vaje
Letteratura-persiana

Questa analisi raffinata e profonda della quartina n. 116 di Omar Khayyam è stata scritta da Giorgio Redigolo, studioso e appassionato della lingua e della cultura persiana, che da tempo si dedica all’approfondimento e alla divulgazione dei testi classici di questa straordinaria tradizione poetica.

خیام اگر از باده مستی خوش باش

با ماهرخی اگر نشستی خوش باش

چون عاقبت کار جهان نیستی است

انگار که نیستی چون هستی خوش باش

این رباعی شماره ای ۱۱۶ است و یکی از جالبترین رباعیات خیام محسوب می شود. محتوای این دو بیت در مقایسه با رباعیات دیگر نیاز به رمزگشایی عمیقی ندارد چون که کلمات و عبارات های که از آنها استفاده می شود برای خوانندگان نسبتا واضح است. على رغم سادگی این رباعی محتوای آن اهمیت زیاد دارد چون می توانیم اثبات کنیم که تمام فلسفه و جهان بینی خیام را خلاصه می کند. اولین نقطه ی که باید در نظر بگیریم این است خیام به ما یادآوری میکند که زندگی فرصتی منحصر بفرد است و باید ازآن لذت ببریم و نباید از لذت بردن لحظه احساس گناه داشته باشیم چون این زندگی و این دنیا تنها چیزیست که داریم است. و الآن می رسیم به نقطه ای دوم چون تنهای سرمایه ای انسان این دنیاست، ضرورت نیست که با فکر دوزخ یا بهشت وقت تلف کنیم. به این دلیل می شود گفت که نظر خیام ماده گرایی است ولی نه در معنی ماده گرایی یا ماده پرستی که امروز داریم. او سعی می کند وجود ما را از لحاظ منطقی تحلیل کند. هدف او این است که توسط ابيات رباعیات به مخاطبان بیان کند که زندگی انسان و همه جانوران یک استثنا در کیهان است. احساسات فقط در انسانها و حیوانات پیدا می شوند و به جز آنها کیهان مجموعه ای از ماده ی فیزیکی است که متوجه رفت و آمد ما نیست. بنا بر این وقتی که خیام می نویسد چون عاقبت کار جهان نیستی است انگر نیستی او می خواهد به ما نصیحت کند که نباید انسان را به عنوان محور جهان در نظر بگریم چون کیهان به نفع ما افریده نشده است. تعجب آور نیست که این نظر در مقابل اعتقادات اکثریت ادیان جهان است. به این دلیل در مرور زمان خیام به ماده پرستی و بی احترامی به روحانیت انسان متهم شده است ولی همین طور که قبلا گفتیم اثری از ماده پرستی یا بی احترامی در رباعیات وجود ندارد. در آثار خیام احترام زیادی به انسانیت پیدا می شود ولی نه از لحاظ دینی، به نظر او انسان دارای روح جاودان نیست و تنها وجودش محدود در این دنیای فیزیکی ناپایدار است. بنابراین گذشته و آینده ازل و ابد در دسترس ما نستند و لازم نیست برای آنها نگران باشیم. آخرین نقطه ی که نباید از او فراموش کنیم این است که معنی زندگی محدود به لذت بردن نیست و نمی توانیم آثار خیام را در چهارچوب فلسفه ای هدونيسم بگذاریم. به عنوان مثال در رباعیات نوشیدن باده می تواند یک معنی استعاره ای داشته باشد. باده یا می رمز معرفت و دانش است و شاید این مهم ترین آموزه ی خیام است: چون وجود ما ناپایدار و کوتاه است، باید دائما در جست و جوی دانش باشیم.

Versione Italiana

La quartina n. 116 di Khayyam si presenta ai propri lettori con un linguaggio caratterizzato da una relativa semplicità. La tecnica sembra concentrarsi più sulle alliterazioni che sulla ricerca di vocaboli di difficile interpretazione. Una semplicità che, ovviamente, non la priva di una grande profondità di contenuto: possiamo infatti affermare che questi versi riassumono la maggior parte di quella che è la visione del mondo secondo il poeta. Vi troviamo la continua esortazione di Khayyam a vivere il momento presente e a non sentirsi in colpa se per farlo ci si accompagna a un calice di vino o alla compagnia di un bel volto di luna. Questa vita e questo mondo sono infatti l’unica esistenza di cui possiamo godere, il resto è non-essere, ed è qui che si arriva forse a comprendere quale sia il punto più fondamentale della si filosofia di Khayyam: la vita degli esseri umani e degli animali, intesa come fenomeno biologico, è un’eccezione in un universo inanimato, un universo che non cura minimamente della vita o della morte di chi lo abita. È evidente, pertanto, come questa posizione metta il poeta in netto contrasto con quelli che sono gli insegnamenti della maggior parte delle religioni, le quali hanno sempre teso a porre l’uomo al centro del tutto. Spesso secondo tali dottrine la vita dell’uomo è un passaggio che porta a un mondo nuovo (migliore o peggiore a seconda dei propri comportamenti), mentre per Khayyam nulla precede e nulla segue a questa vita ‘cūn ‘eqābat kār-i jahān nīsti ast’. Occorre pertanto assaporare con gioia il breve momento dell’essere, tenendo a mente che il non-essere è sempre in agguato ‘angār ke nīstī, cũn hastī khush bāsh’. Un ultimo aspetto molto importante da non tralasciare è il seguente: Khayyam può essere considerato un materialista? La risposta è affermativa, ma non cerro nell’accezione che si potrebbe avere oggi del termine, ossia un materialismo volto solo al profitto; il suo si potrebbe definire un materialismo scientifico, che sottolinea la fragilità dall’uomo di fronte all’universo. È vero, forse Khayyam nega all’essere umano quella spiritualità tanto cara agli uomini di fede, ma sarebbe pure sbagliato vedere in lui un mero esempio di edonismo sulla base dei suoi versi in lode al vino e ai piaceri della vita. Non dobbiamo infatti dimenticare che il vino nella poesia persiana è spesso metafora di conoscenza ed è forse questo il messaggio più profondo che ci lasciano le quartine di Khayyam: il piacere dell’essere risiede sia nel godimento sensoriale dell’esistenza sia nella continua ricerca della conoscenza (scientifica?).

Scrittore: Giorgio Redigolo

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